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Nel balcone di Bari con le gambe aperte

Copertina del racconto erotico "Nel balcone di Bari con le gambe aperte"

Ho trentaquattro anni e, per lavoro, sono abituata a viaggiare continuamente per l'Italia.

Quella sera ero a Bari per una riunione. Finalmente avevo chiuso il computer, lasciato la borsa sulla poltrona e potevo concedermi qualche ora tutta per me.

Dopo una lunga doccia indossai la mia lingerie nera e uscii sul balcone.

L'aria tiepida della sera mi accarezzò la pelle. Guardavo le luci della città quando mi accorsi di qualcuno sul balcone dell'edificio di fronte.

Un uomo mi stava guardando.

Per qualche secondo rimasi immobile.

Avrei potuto rientrare, ma non lo feci.

Mi sedetti lentamente sul divano del balcone, senza smettere di guardarlo. All'inizio tenni le gambe accavallate. Poi le sciolsi lentamente, lasciandole scivolare ai lati.

Sapevo che poteva vedermi.

Quella consapevolezza mi fece sentire un brivido e un'eccitazione crescente.

Continuai a sostenere il suo sguardo.

Poi, con estrema calma, afferrai il bordo del perizoma e me lo tolsi, lasciandolo cadere accanto a me.

Rimasi lì, senza più quel piccolo indumento, con le gambe lentamente allargate e lo sguardo fisso sull'uomo di fronte.

Non ci eravamo mai parlati.

Eppure, in quel momento, sembrava che ci stessimo dicendo tutto.

Sentivo il cuore battere più forte. L'eccitazione cresceva mentre continuavo a sapere che lui mi stava guardando.

Chiusi gli occhi per qualche secondo.

Quando li riaprii, mi accorsi di essere ormai bagnata. Sorrisi tra me e me, sorpresa da quanto quella situazione mi avesse coinvolta.

Rimasi ancora qualche istante sul divano, lasciando che quella strana tensione arrivasse al suo culmine.

Poi respirai profondamente e rimasi immobile, con un sorriso soddisfatto sulle labbra.

Raccolsi il perizoma e mi alzai.

Prima di rientrare, guardai ancora una volta verso il balcone di fronte.

Lui era ancora lì.

Gli sorrisi.

Poi chiusi lentamente la porta-finestra.

Per qualche secondo rimasi appoggiata alla parete, ancora immersa nelle sensazioni di quella notte.

Infine presi il telefono dal comodino e chiamai mio marito.

«Ciao amore...»

La mia voce era diversa dal solito.

Lui mi chiese com'era andata la riunione.

Sorrisi.

«Bene. Molto bene.»

E mentre ascoltavo la sua voce dall'altra parte del telefono, pensai allo sconosciuto sul balcone di fronte e a quel piccolo segreto che avrei portato con me quando, il mattino dopo, avrei lasciato Bari.

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