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La finestra di fronte

Copertina del racconto erotico "La finestra di fronte"

Il primo a notarlo fu il riflesso. Una sera di luglio, mentre Giulia si toglieva gli orecchini davanti allo specchio del corridoio, vide nel vetro una luce accendersi dall'altra parte della strada, al terzo piano. Poi la luce si spense, ma la sagoma rimase.

Aveva trentaquattro anni, un contratto che la teneva in ufficio fino alle otto e un appartamento troppo grande da quando Marco se n'era andato. Le tende erano ancora quelle che avevano scelto insieme: leggere, color sabbia, completamente inutili dopo il tramonto.

La sera dopo lo cercò lei. Le otto e mezza, la stessa finestra, la stessa ombra immobile. Un uomo, pensò, forse della sua età. Non si nascondeva nemmeno troppo bene.

Avrebbe dovuto chiudere le tende. Lo sapeva. Invece accese la lampada sul tavolo, quella con la luce calda, e si sedette a leggere con le gambe raccolte sul divano, voltata di tre quarti verso la finestra. Non lesse una riga.

Il gioco durò una settimana. Ogni sera un dettaglio in più: una camicetta lasciata slacciata di un bottone, i capelli sciolti lentamente, il bicchiere di vino portato alle labbra senza fretta. Ogni sera l'ombra era lì, puntuale come un appuntamento che nessuno dei due aveva fissato.

Il venerdì trovò un biglietto nella cassetta della posta. Una sola riga, calligrafia ordinata: «Grazie per lo spettacolo. Terzo piano, interno 7. Il vino lo porto io.»

Giulia rimase a fissare quel foglio sul pianerottolo per un tempo lunghissimo. Poi salì, si fece una doccia, scelse il vestito nero e, per la prima volta da mesi, lasciò le tende spalancate anche mentre usciva di casa.

Quello che accadde al terzo piano, interno 7, lo racconteremo un'altra volta.

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