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Ultimo treno per Bologna

Copertina del racconto erotico "Ultimo treno per Bologna"

Il regionale delle 23:40 era in ritardo di cinquanta minuti, e quando finalmente arrivò Davide scelse l'ultimo vagone solo perché era buio e vuoto. Voleva dormire fino a Bologna. Non ci riuscì.

Lei salì a Modena. Cappotto lungo, capelli bagnati di pioggia, una borsa da viaggio che lasciò cadere sul sedile di fronte al suo come se il resto del treno non esistesse. Avrà avuto quarant'anni, forse qualcuno di più. Lo guardò dritto negli occhi, senza sorridere.

«Ti dispiace se resto qui? Negli altri vagoni c'è troppa luce.»

Parlarono di cose inutili per dieci minuti: il ritardo, la pioggia, il lavoro che nessuno dei due aveva voglia di raccontare davvero. Poi lei si tolse il cappotto, e sotto c'era un vestito che non era fatto per viaggiare in treno.

«Sto tornando da un matrimonio» disse, intuendo la domanda. «Il mio ex si è risposato. Mi sono comportata benissimo tutta la sera. Adesso non ne ho più voglia.»

Il treno rallentò in mezzo alla campagna, si fermò. L'altoparlante gracchiò qualcosa su un guasto alla linea. Nel buio del vagone restò solo la luce azzurra dell'uscita di emergenza.

Lei si alzò e venne a sedersi accanto a lui, così vicina che Davide sentì il profumo della pioggia sulla sua pelle.

«Abbiamo almeno mezz'ora» sussurrò. «Io mi chiamo Elena. E tu adesso non dormi più.»

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